Mangiare con gli occhi, mangiare con la memoria e mangiare realmente

Il mangiatore di fagioli di Annibale Carracci

Il mangiatore di fagioli (1583-’84), Annibale Carracci ( 1560-1609)

Succede che ai bambini venga preparato un pranzo diverso dagli adulti .

Fino ad una certa età è una cosa corretta ed anzi indispensabile se sono piccolissimi. Certi cibi sono riservati agli adulti ed alle loro capacità digestive .

Se i bambini sono ormai cresciuti ed hanno un pranzo diverso perchè si rifiutano di assaggiare cose nuove può essere un problema, ma con il tempo si aggiusta tutto .

Comunque non volevo parlare di questo, ma del fatto che oggi il mio bimbo già grandicello ha chiesto ed ottenuto un risotto con il ragù di carne, che anche se cucinato in contemporanea è stato pronto prima del nostro pranzo e che io mi sono mangiato con gli occhi .

Potevo benissimo chiederlo anche io, ma non sapevo della richiesta e soprattutto non sapevo di volerlo prima di averlo visto .

Ma vedere a tavola quel risotto di un bel colore rosso acceso, preparato alla perfezione facendo finire di cuocere il riso direttamente nel sugo, mi ha messo addosso una voglia improrogabile di mangiarlo .

Me lo sono davvero gustato con gli occhi, e solo con gli occhi visto che per me non ce n’era .

Davvero il solo vederlo mi ha stimolato l’appetito . Non sapevo se fosse buono o meno, se il riso fosse cotto al punto giusto o se il sugo fosse  o meno salato . Al massimo ho sentito un po’ l’odore, ma è stata la vista che me lo ha fatto desiderare .

La vista del cibo è il primo esame a cui sottoponiamo quello che mangiamo. L’aspetto è molto importante sia nella consistenza che nei colori ed è dissociato dal gusto che ha il cibo.

Se l’aspetto non ci soddisfa il gusto non può rimediare.

La vista del cibo ci richiama comunque anche il gusto nella memoria .

Se già abbiamo mangiato lo stesso piatto ricordiamo anche se ci è piaciuto o meno, riusciamo a ricordare se è salato, dolciastro, delicato, saporito, vellutato . Ma come è difficile descrivere un gusto a parole allo stesso modo è difficile ricordarlo a memoria.

Per questo il ricordo del cibo è sempre migliore o peggiore di quanto lo sia stato in realtà.

Se ricordiamo che il cibo ci è piaciuto lo esaltiamo nei nostri ricordi fino a farlo diventare eccezionale. Capita di avere un ricordo dell’infanzia di un cibo che ci piaceva moltissimo e se si riesce a gustarlo di nuovo pensare che è buono, ma lo ricordavamo meglio.

Ed allo stesso modo può darsi che capiti di mangiare un cibo che da piccoli rifiutavamo assolutamente e chiedersi come mai, visto che adesso il sapore non è male.

Il ricordo del sapore è ingannevole. Il ricordo non solo è ingannato dalle nostre emozioni ma anche dall’incapacità fisica di poterlo memorizzare. Si memorizza il pensiero, l’immagine, il suono, ma non il gusto ed il sapore.

Mentre facevo queste considerazioni, cercando di ricordare il sapore di un buon risotto al ragù e chiedendomi se quello nel piatto di mio figlio corrispondesse al mio ricordo, è arrivato il mio pranzo: pasta e fagioli .

L’aspetto non mi ha colpito tanto quanto il risotto, ma mangiata la  prima cucchiaiata, anche con un po’ di rammarico, sono stato istantaneamente contento di mangiare pasta e fagioli e non il risotto.

Era buona, era adatta alla giornata di neve, era cucinata come solo chi si dedica alla cucina sa cucinare, ma soprattuto era nella mia bocca.

Il gusto del cibo è immediato, concreto, vivo e presente ed offusca all’istante qualsiasi ricordo gastronomico. Il gusto batte la vista . La vista è un desiderio, il gusto è un risultato raggiunto .

Non si può raccontare il sapore. A parole non si può descrivere quanto sia buono un cibo. Se vogliamo spiegare a qualcuno quello che si è mangiato l’unico modo veramente efficace è farglielo assaggiare.

Mangiare è un atto concreto.

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Mentre ero alla ricerca di un immagine da associare all’articolo mi ha colpito questo dipinto, il mangiatore di fagioli o il mangiafagioli, non per associazione alla mia pasta e fagioli ma perchè secondo me descrive molto bene la concretezza del mangiare, in particolar modo con la mano che tiene stretta il pane, per sentirne il possesso.




Mangiare con gli occhi, mangiare con la memoria e mangiare realmente ultima modifica: 2012-02-11T16:24:41+00:00 da Salvatore - admin
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